L’esperienza di Medici con l’Africa Cuamm ci insegna quanto pesano ancora oggi le disuguaglianze e i conflitti per l’acqua
Ridurre gli sprechi, costruire nuove filiere globali, ripensare il ruolo dell’impresa e quello della cultura: il Green Economy Festival mette in scena un percorso che attraversa economia reale, cooperazione internazionale e responsabilità collettiva. Gli appuntamenti dedicati a Mette Lykke, Don Dante Carraro e all’evento di chiusura restituiscono una visione ampia della sostenibilità, che tiene insieme innovazione, impatto sociale e capacità di orientare il futuro in un contesto sempre più complesso e interconnesso.
Si parte venerdì 17 aprile, dalle 18 alle 19.15, a Le Village by CA (Sala De Strobel, Strada Giordano Cavestro 3), con “Ab-
battere gli sprechi di cibo. Il caso Too Good To Go”. L’intervista a Mette Lykke affronta uno dei nodi più evidenti delle inefficienze del sistema alimentare: lo spreco. Una quota significativa del cibo prodotto a livello globale non viene consumata, con conseguenze rilevanti sia sul piano ambientale sia su quello economico.
Il modello sviluppato da Too Good To Go si inserisce proprio in questo spazio, mettendo in relazione domanda e offerta per recuperare eccedenze alimentari lungo la filiera, coinvolgendo retailer, ristorazione e consumatori. Il punto non è soltanto tecnologico, ma sistemico. Ridurre gli sprechi significa intervenire su comportamenti, modelli di business e organizzazione delle filiere. La digitalizzazione consente di rendere visibili e gestibili inefficienze che prima restavano disperse, trasformandole in opportunità economiche e ambientali. In questo senso, l’esperienza di Too Good To Go diventa un caso emblematico di impresa a impatto, capace di coniugare crescita e sostenibilità. Il tema si lega direttamente alla transizione ecologica: meno spreco significa meno emissioni, minore pressione sulle risorse naturali e maggiore efficienza complessiva del sistema alimentare.
Ma il tema dello spreco rimanda anche a una questione più ampia: il rapporto tra produzione e consumo. La disponibilità di cibo a basso costo ha storicamente favorito modelli poco attenti all’efficienza, mentre oggi emerge con forza la necessità di ripensare questi equilibri. In questo scenario, le piattaforme digitali possono svolgere un
ruolo di infrastruttura abilitante, ma è la trasformazione culturale a rappresentare la leva più profonda del cambiamento.
Il percorso prosegue sabato 18 aprile, dalle 18 alle 19.15, nell’Area Talk in Piazza Giuseppe Garibaldi, con “La promessa africana”. L’intervento di Don Dante Carraro sposta lo sguardo su un’altra dimensione della sostenibilità: quella globale, che riguarda accesso ai servizi essenziali, sviluppo e cooperazione. Il continente africano rappresenta uno dei principali fronti su cui si giocheranno le sfide dei prossimi decenni, tra crescita demografica, cambiamento climatico e costruzione di sistemi sanitari e sociali più solidi.
Il lavoro di Medici con l’Africa CUAMM offre una prospettiva concreta su questi temi, mettendo in evidenza il legame tra salute, sviluppo e stabilità. L’accesso alle cure, la formazione del personale sanitario e il rafforzamento delle strutture locali non sono solo interventi umanitari, ma elementi fondamentali per costruire condizioni di crescita duratura. La sanità diventa così un’infrastruttura di sviluppo, capace di incidere sulla qualità della vita, sulla produttività e sulla coesione sociale.
In questo quadro, la sostenibilità assume una dimensione ampia, che include giustizia sociale, equità e capacità di costruire sistemi resilienti. Il riferimento alla “promessa africana” richiama proprio questa possibilità: un futuro che dipende dalle scelte di oggi, dalle politiche di cooperazione e dalla capacità di costruire relazioni internazionali più equilibrate. Il continente africano non è solo destinatario di interventi, ma sempre più attore di trasformazioni che riguardano l’intero sistema globale.
A chiudere il festival è l’evento di domenica 19 aprile, dalle 10.30 alle 12.30, nell’Area Talk in Piazza Giuseppe Garibaldi. Un momento articolato che intreccia impresa, cultura e visione del futuro. Con “Imprese al futuro”, imprenditori e manager portano esperienze concrete legate all’evoluzione delle filiere produttive, tra innovazione, sostenibilità e competitività. Il confronto mette in luce come la transizione non sia un processo astratto, ma qualcosa che attraversa le scelte quotidiane delle aziende: dall’uso delle risorse all’organizzazione della produzione, fino alla capacità di rispondere a mercati in trasformazione e a consumatori sempre più consapevoli.
Le imprese si trovano oggi a operare in un contesto caratterizzato da vincoli ambientali più stringenti, pressioni normative e nuove aspettative sociali. Questo scenario richiede capacità di adattamento, ma anche visione strategica. La sostenibilità diventa così un fattore competitivo, non solo un vincolo, capace di orientare innovazione, investimenti e posizionamento sui mercati.
Accanto alla dimensione economica, trova spazio anche una riflessione culturale con “Educare al futuro”, l’intervento di Paolo Giordano. Il tema dell’educazione viene affrontato come leva per interpretare e governare il cambiamento. In un contesto caratterizzato da incertezza e complessità, diventa fondamentale sviluppare strumenti critici, capacità di lettura e consapevolezza. La cultura, in questo senso, non è un elemento accessorio, ma parte integrante della sostenibilità, perché contribuisce a orientare comportamenti e scelte individuali e collettive.
Il passaggio educativo riguarda non solo le nuove generazioni, ma l’intera società. La transizione richiede competenze diffuse, capacità di comprendere fenomeni complessi e di collegare ambiti diversi. È proprio questa capacità di connessione che emerge come uno dei tratti distintivi del festival. Nel loro insieme, questi appuntamenti restituiscono un’immagine della sostenibilità che va oltre la dimensione tecnica.
Dalla riduzione degli sprechi alla cooperazione internazionale, fino al ruolo delle imprese e della cultura, emerge la necessità di un approccio integrato. La sostenibilità non riguarda un singolo settore, ma attraversa l’intero sistema economico e sociale, richiedendo nuove forme di collaborazione e una visione di lungo periodo.
Il Green Economy Festival si configura così come uno spazio di connessione tra esperienze diverse, in cui casi concreti e riflessioni più ampie si incontrano. Il filo che lega questi incontri è la capacità di tra- sformare le sfide in opportunità: rendere più efficienti le filiere, costruire sistemi più equi, sviluppare modelli di impresa responsabili e promuovere una cultura capace di interpretare il cambiamento.
In un momento in cui le pressioni ambientali e sociali si fanno sempre più evidenti, la domanda non è più se cambiare, ma come farlo. Le esperienze e le riflessioni proposte indicano alcune direzioni possibili: innovazione orientata all’impatto, attenzione alle relazioni globali, centralità delle competenze e della cultura. È in questo intreccio che si gioca la possibilità di costruire un futuro sostenibile, capace di tenere insieme crescita economica, equità sociale e tutela delle risorse naturali nel lungo periodo.
Abbattere lo spreco di cibo è un dovere. Il caso Too good to go
Mette Lykke è imprenditrice e amministratrice delegata di “Too Good To Go”, piattaforma internazionale nata in Danimarca e oggi attiva in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti, impegnata nella riduzione dello spreco alimentare. Sotto la sua guida l’azienda ha accelerato la crescita globale, coinvolgendo milioni di utenti e migliaia di partner tra retailer, ristorazione e industria alimentare, contribuendo a salvare cibo invenduto e ridurre le emissioni legate agli sprechi. Il suo lavoro si colloca al centro dei temi della sostenibilità, dell’economia circolare e dell’innovazione digitale applicata al food, con un impatto diretto sui comportamenti di consumo e sulle filiere alimentari.
Giordano: «Educare al cambiamento»
Paolo Giordano è scrittore e fisico teorico, autore de La solitudine dei numeri primi, romanzo che lo ha imposto tra
le voci più rilevanti della narrativa italiana contemporanea. Laureato in Fisica e con un dottorato in Teoria delle particelle, ha affiancato alla scrittura l’attività di riflessione sui temi scientifici e sociali. Affronta questioni come pandemia, ambiente, crisi climatica e responsabilità individuale e collettiva, contribuendo al dibattito pubblico con uno
sguardo che intreccia scienza e letteratura. Il suo lavoro offre una chiave originale delle trasformazioni contemporanee, con attenzione ai comportamenti e sfide della sostenibilità.
