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LA SOSTENIBILITÀ TORNA ALLA REALTÀ: IL SENSO PIÙ ATTUALE DELLA MANIFESTAZIONE PARMENSE

C’è un passaggio, nel dibattito sulla sostenibilità, che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: dopo una lunga fase di entusiasmo e semplificazione, il tema è entrato in una dimensione più complessa, meno ideologica e più concreta. È esattamente in questo spazio che si colloca il Green Economy Festival. Per molto tempo la sostenibilità è stata raccontata come una promessa: la possibilità di coniugare crescita economica, innovazione e tutela ambientale in un equilibrio quasi naturale. Poi è arrivata la stagione della diffusione, in cui il linguaggio della sostenibilità è diventato dominante, spesso però accompagnato da un uso inflazionato e, in molti casi, superficiale.

Oggi quella fase sembra esaurita. Le tensioni geopolitiche, l’aumento dei costi energetici, le difficoltà di alcune filiere e, soprattutto, il peso economico della transizione hanno riportato il tema dentro la realtà. Non è più sufficiente dichiararsi sostenibili: bisogna dimostrarlo, e soprattutto renderlo compatibile con la competitività. Il Green Economy Festival nasce proprio per affrontare questo passaggio. Non come luogo di celebrazione, ma come spazio di confronto tra chi, ogni giorno, deve fare i conti con queste scelte. Per questo il Festival rimette al centro le imprese: non per attribuire loro un ruolo salvifico, ma perché è lì che la sostenibilità diventa concreta.

È nei processi produttivi, nelle scelte sui materiali, nelle filiere, nell’energia che si misura la distanza tra principi e realtà. E, allo stesso tempo, è lì che si gioca una parte decisiva della competitività dei sistemi industriali. La sostenibilità è un fattore che incide direttamente sulla capacità di stare sul mercato. Ma c’è un altro elemento che il Festival mette in evidenza: la sostenibilità ha un costo. Un costo che non può essere ignorato, perché incide sia sulle imprese sia sui consumatori. Se questo costo diventa eccessivo o mal distribuito, il rischio è quello di generare una reazione che finisce per indebolire lo stesso obiettivo della transizione.

Da qui la necessità di un approccio pragmatico. Non si tratta di ridimensionare l’ambizione, ma di renderla sostenibile anche dal punto di vista economico e sociale. Significa evitare sia l’illusione di soluzioni semplici sia la tentazione opposta di un ritorno al passato. Il Festival si muove esattamente su questa linea: meno ideologia, più realtà. Una scelta che implica anche la volontà di affrontare le contraddizioni del presente. A partire da quella, sempre più evi- dente, tra una crescente sensibilità ambientale e modelli di consumo che restano fortemente energivori. Non è una questione morale, ma strutturale. Il sistema economico continua a spingere verso modelli ad alta intensità di risorse, mentre allo stesso tempo chiede di ridurne l’impatto. Tenere insieme queste due dimensioni è la vera sfida dei prossimi anni. È per questo che la domanda su come sarà il mondo tra vent’anni non è un esercizio teorico, ma un modo per riportare il dibattito sulle scelte. Quali prodotti, quali tecnologie, quali modelli di consumo saranno sostenibili? E, soprattutto, chi sarà in grado di sostenerli?

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