Il Green Economy Festival 2026 non comincia dai convegni, ma dalle imprese. Dal 14 al 16 aprile torna infatti il tour delle “Fabbriche della Sostenibilità”, il progetto che da anni rappresenta uno dei tratti più distintivi della manifestazione: portare studenti, giovani e partecipanti dentro i luoghi della produzione per osservare come la sostenibilità si traduce concretamente in processi industriali.
Tante le aziende coinvolte in tutta Italia, chiamate ad aprire le proprie sedi per visite, workshop e incontri. Non una vetrina, ma un percorso che consente di entrare nei reparti produttivi, vedere le tecnologie utilizzate, comprendere vincoli e scelte che stanno dietro alla transizione.
Tra le Fabbriche della Sostenibilità dell’edizione 2026 figurano realtà molto diverse tra loro per settore e dimensione: Alma, Impresa Pizzarotti & C., Manteco, Metlac, Pasticceria Filippi, SAVET, Fomet, Laterlite, Iren – con il Polo Ambientale Integrato di Parma – e Mutti. A queste si affiancano aziende che negli anni sono diventate punti di riferimento del Festival come Davines e Lago, insieme ad altre realtà industriali come Feralpi, Tetra Pak, SICET, Vannucci Piante e Irsap.
Un elenco che restituisce bene il senso del progetto: la sostenibilità non è un modello unico, ma un insieme di pratiche che attraversano filiere diverse. Nell’agroalimentare, ad esempio, aziende come Mutti lavorano sulla qualità della filiera e sul rapporto con il territorio; nel tessile, Manteco è impegnata nel recupero e nel riuso dei materiali; nella chimica industriale, Metlac sviluppa soluzioni legate all’efficienza e alla riduzione degli impatti; nell’edilizia, Laterlite e Impresa Pizzarotti raccontano come cambiano materiali e processi nei cantieri.
Accanto a queste, realtà come Iren rappresentano uno snodo centrale della transizione energetica e della gestione dei rifiuti, mentre Fomet lavora sulla fertilizzazione organica e Pasticceria Filippi su modelli produttivi legati alla qualità e alla sostenibilità nella filiera alimentare.
Il valore del tour non sta solo nella varietà delle esperienze, ma nel metodo. Le aziende coinvolte non sono selezionate per raccontare casi ideali, ma per mostrare percorsi reali, spesso complessi e in evoluzione. Per partecipare devono aver già avviato processi concreti di sostenibilità, intervenendo su prodotti, servizi o modelli organizzativi in modo
misurabile.
È proprio questo approccio che distingue le Fabbriche della Sostenibilità: spostare il dibattito dal piano delle dichiarazioni a quello delle decisioni. Visitare un’azienda significa confrontarsi con investimenti, vincoli tecnologici, costi, scelte organizzative. Significa capire cosa vuol dire, davvero, trasformare un modello produttivo.
Il tour rappresenta anche un momento centrale per i giovani dell’Academy, che partecipano alle visite e hanno l’opportunità di dialogare direttamente con imprenditori e manager. Un passaggio fondamentale per colmare la distanza tra formazione e impresa, ma anche per sviluppare uno sguardo più consapevole sulle sfide della transizione.
