Elettrificare per crescere, senza condannare famiglie e imprese a pagare l’energia più cara d’Europa. È la faglia che attraversa il convegno “Elettrificare per crescere. La sfida per la politica e le imprese”, a Parma, dove politica, industria e think tank concordano: l’elettricità è il vettore della decarbonizzazione, ma con le regole attuali la transizione rischia di essere lenta, costosa e insostenibile per il manifatturiero italiano. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin parte dal sistema. «Abbiamo una rete elettrica discreta, anche se virtualmente intasata, e dobbiamo impegnarci a usarla di più», spiega, rivendicando il decreto che libera capacità su linee «totalmente prenotate ma spesso pochissimo utilizzate». L’Italia resta dipendente dall’estero per circa l’80% dell’energia. Sul 2030 il ministro rivendica che «il Piano nazionale prevede almeno 80 GW di rinnovabili e siamo in anticipo»: serviranno 10 GW all’anno e il gas come accompagnamento. Ma con una domanda attesa a 400-450 TWh in 10-15 anni servirà anche il nuovo nucleare. Il nodo però resta il prezzo: il termoelettrico a gas, pur producendo il 40% dell’energia, fa il prezzo marginale sul 75% dei giorni e delle ore. Con il gas oltre i 60 euro/MWh rispetto ai 30-32 ipotizzati, i costi Ets pesano quasi 9 miliardi sulla bolletta, anziché 2,5-3. Da qui il confronto con Bruxelles per «ridurre di circa il 25% il prezzo finale giornaliero dell’energia».
Camilla Consonni, autrice di “Europa elettrica”, riassume il quadro in due parole: «filiera e contaminazione». Tecnologie nate in un Paese vengono testate in un altro, su settori diversi, e mostrano che «servono imprese early adopters disposte ad assumersi un rischio strategico». Ma le scelte si fanno sui costi: «Un grande gruppo ceramico italiano ha deciso di elettrificare in Spagna, dove il forno a induzione era sostenibile, mentre in Italia no».
Sull’idrogeno Lorenzo Antozzi, di De Nora, porta l’esempio di Neom, in Arabia Saudita, dove energia rinnovabile a 20- 25 euro/MWh rende l’idrogeno competitivo con il metano. «Le vere applicazioni oggi non sono lo stoccaggio generico, ma la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate. In Europa abbiamo imposto regole rigidissime e stiamo facendo
scappare gli investimenti, mentre in Cina queste barriere non esistono».
Rete elettrica sovraccarica di richieste ma spesso più virtuali che reali
Il ministro: «Ora nuovi criteri per liberare capacità ed efficientare il processo» Sui rischi blackout come accaduto in Spagna «Da noi è molto minore»
Sul Green Deal interviene l’europarlamentare Giorgio Gori: «Decarbonizzare non è più solo un obiettivo ambientale, ma un modo per risparmiare moltissimi soldi. Nel 2022 l’Europa ha speso il 4% del Pil per importare gas e petrolio». Il tema è la scala: «Cina e Stati Uniti muovono centinaia di miliardi di investimenti pubblici, mentre il bilancio Ue
vale l’1,15% del Pil dei 27. Senza debito comune dovremo rallentare per non far chiudere le imprese».
La frattura tra tecnologia e regole è nell’intervento di Matteo Leonardi, di Ecco. «Un’auto elettrica o una pompa di calore consumano un quarto dell’energia rispetto alle alternative fossili, ma questa convenienza si scontra con fiscalità e infrastrutture costruite sui combustibili fossili. Un consumatore che passa all’elettrico riduce i consumi, ma il 70% del risparmio viene mangiato da prelievo fiscale e parafiscale». Senza riforma, lo Stato sprecherà incentivi a pioggia.
