Il confronto sulle risorse umane al «Green economy festival» a Parma dalla nostra inviata Valentina Iorio
Parma «Quella riunione che detesti potrebbe impedire all’intelligenza artificiale di rubarti il lavoro». È il titolo provocatorio di un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal New York Times, secondo il quale a mano a mano che l’intelligenza artificiale rende più efficiente la produzione, la capacità di persuadere, rassicurare e relazionarsi con gli altri sembra acquisire un’importanza crescente. Questo tipo di attività, così umane, sono quelle che potrebbero impedire all’intelligenza artificiale di sostituirci. Secondo un report del World Economic Forum dello scorso anno, entro il 2030, la trasformazione del lavoro riguarderà il 22% delle posizioni, con la creazione di 170 milioni di nuovi ruoli e la perdita di 92 milioni di posti di lavoro. Questo cambiamento implica una trasformazione del modo di lavorare e anche di quello di fare impresa, come è stato evidenziato ieri a Parma nella seconda giornata del «Green economy festival», organizzato da ItalyPost in collaborazione con L’Economia del Corriere della Sera e curato da Post Eventi. «L’AI interroga la nostra umanità. Amplierà ancora di più la ricerca di senso nel lavoro e darà spazio alla creatività. Ma perché questo avvenga le organizzazioni non dovrebbero essere gerarchiche. Il sistema di controllo che c’è adesso non può funzionare, perché l’AI potenzia così tanto le persone che ogni persona è un’azienda», ha affermato Roberto Siagri, amministratore delegato di Rotonium, startup deep-tech attiva nel campo dei quantum computer. Ma come si fa evitare che l’automazione svuoti le competenze invece di valorizzarle? Il rischio di andare incontro a una polarizzazione della società è elevato, come ha sottolineato il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla: «Le tecnologie devono essere governate e rese accessibili a tutti, se no rischiamo di avere degli ottimati in alto e sotto una bolla di lavoro povero, imprese povere. E diventa un problema di tenuta sociale. Il tema delle redistribuzione quindi è fondamentale, dobbiamo accompagnare chi si sente tagliato fuori».
Costruire delle competenze che tra dieci o vent’anni saranno diverse da quelle attuali non è semplice per le imprese, come ha evidenziato Cesare Azzali, direttore dell’Unione Parmense degli Industriali. Secondo Cristiano Boscato, ad di Dinova: «La sfida è imparare a rimparare. Serve la volontà di cambiare e il coraggio di sperimentare». L’intelligenza artificiale potenzialmente è in grado di rendere più attrattivo il lavoro, perché fa sì che le mansioni più ripetitive vengano affidate agli algoritmi. Ma questo comporta un ripensamento delle modalità di ingresso nel mercato del lavoro. «In passato i giovani si inserivano nelle attività più operative, che però stanno sparendo — ha ricordato Loretta Chiusoli, direttrice HR del gruppo Crif —. Ora invece le aziende devono riuscire a coinvolgere i giovani nei progetti ad alto valore aggiunto».
