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I GRANDI TEMI DEL FESTIVAL: LA FORMAZIONE, IL MITO DELLA TECNOLOGIA E IL DIRITTO ALLA NATURA

La sostenibilità è in primo luogo tutela ambientale e diritto a vivere in un pianeta accogliente. Ma significa anche
ridurre le disuguaglianze a partire dalla formazione. E riflettere sul rapporto tra uomo e tecnologie

Al centro dell’edizione 2026 del Green Economy Festival emerge con forza una domanda cruciale: come orientare il progresso in un’epoca segnata da trasformazioni tecnologiche, crisi ambientali e nuove disuguaglianze? Tra i tanti grandi eventi del Festival, tre appuntamenti a Parma mettono in dialogo economia, ambiente e innovazione, offrendo chiavi di lettura complementari e contribuendo a delineare una visione più consapevole del futuro.

Si parte venerdì 17 aprile, dalle 16.30 alle 17.45, all’APE Parma Museo (Auditorium, Strada Farini 32/A), con “Wwf: difendere la natura, difendere il futuro”. Il confronto con Alessandra Prampolini porta al centro il rapporto tra ecosistemi, sviluppo economico e giustizia sociale. La questione ambientale non viene più letta come ambito separato, ma come infrastruttura essenziale per la stabilità dei sistemi produttivi e per il benessere collettivo. Il tema del diritto alla natura richiama la necessità di integrare la sostenibilità nelle politiche pubbliche e nelle strategie industriali, ripensando modelli di crescita e filiere alla luce dei limiti ambientali e della scarsità delle risorse. Al centro anche il ruolo delle imprese e delle alleanze tra pubblico e privato, chiamate a costruire soluzioni concrete e misurabili.

La riflessione prosegue venerdì 17 aprile, dalle 18 alle 19.15, nell’Area Talk in Piazza Giuseppe Garibaldi, con la keynote lecture di Joshua Angrist, “Il futuro dipende da noi”. Il contributo del premio Nobel si inserisce nel dibattito sulle politiche basate sull’evidenza, sempre più cruciali in una fase di transizione economica e ambientale. L’approccio empirico e l’analisi causale permettono di valutare l’efficacia reale degli interventi pubblici, superando approcci ideologici e offrendo strumenti per orientare decisioni su lavoro, istruzione e sostenibilità. In un contesto complesso e incerto, la capacità di misurare gli impatti diventa una condizione indispensabile per costruire politiche efficaci, allocare risorse in modo efficiente e accompagnare i processi di cambiamento.

Il percorso si completa sabato 18 aprile, dalle 18 alle 19.15, al Teatro delle Briciole (Parco Ducale 1), con “Oltre l’algoritmo: l’umanità al centro del progresso”. L’incontro con Federico Faggin, introdotto da Davide Bollati e condotto da Edoardo Vigna, apre una riflessione sul rapporto tra tecnologia e dimensione umana. In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, il rischio è ridurre il progresso a una dimensione esclusivamente tecnica. Il confronto propone invece una visione in cui innovazione, etica e consapevolezza restano intrecciate, riportando al centro il ruolo della persona, la responsabilità delle scelte e il significato stesso dello sviluppo.

Nel loro insieme, i tre appuntamenti costruiscono un filo coerente: dalla misurazione delle politiche alla tutela della natura, fino al senso del progresso tecnologico. Ne emerge l’idea che la transizione sostenibile non sia
solo una questione tecnica, ma un passaggio culturale che richiede visione, responsabilità e capacità di integrare saperi diversi per affrontare le sfide del presente. Il festival diventa così uno spazio di confronto in cui interpretare il cambiamento e orientarlo verso modelli più equi, resilienti e sostenibili, capaci di tenere insieme crescita economica, tutela ambientale e innovazione tecnologica.

 

Alessandra Prampolini e il diritto alla natura

Alessandra Prampolini è direttrice generale del WWF Italia, organizzazione tra le principali realtà impegnate nella tutela della biodiversità e nella lotta alla crisi climatica, con un ruolo attivo nelle politiche ambientali a livello nazionale ed europeo. Sotto la sua guida il WWF ha rafforzato le campagne su conservazione degli ecosistemi, transizione energetica e protezione del capitale naturale, promuovendo soluzioni basate sulla natura e modelli di sviluppo  sostenibile. Il suo lavoro si colloca al centro del dibattito su clima, biodiversità ed economia, con attenzione al rapporto tra imprese, istituzioni e ambiente, e alla necessità di integrare la sostenibilità nelle strategie industriali e nelle politiche pubbliche. Il suo impegno contribuisce a orientare il confronto tra sviluppo economico e tutela degli ecosistemi, con attenzione alla misurazione degli impatti, alla finanza sostenibile e al ruolo delle imprese nella transizione ecologica globale.

 

Angrist: la sostenibilità non può restare un privilegio

Joshua Angrist è un economista israelo-americano e professore al Massachusetts Institute of Technology, tra i massimi studiosi di econometria applicata ed economia del lavoro. Nel 2021 ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia, insieme a David Card e Guido Imbens, per i contributi metodologici all’analisi delle relazioni causali, che hanno trasformato il modo in cui si valutano le politiche pubbliche. I suoi studi hanno reso centrale l’uso dei cosiddetti “esperimenti naturali”, strumenti che permettono di misurare gli effetti reali di interventi su istruzione, lavoro e immigrazione, anche in assenza di esperimenti controllati. Il suo lavoro si colloca al centro del dibattito su politiche economiche basate sui dati, valutazione dell’impatto e ruolo dell’evidenza empirica nelle decisioni pubbliche, con applicazioni che spaziano dall’istruzione al mercato del lavoro fino alle disuguaglianze.

 

Federico Faggin, l’umanità al centro del progresso

Federico Faggin è fisico e imprenditore, tra i protagonisti della rivoluzione digitale e inventore del primo microprocessore commerciale, l’Intel 4004. Diplomato all’Istituto Tecnico Alessandro Rossidi Vicenza, laureato in Fisica all’Università di Padova, ha iniziato la carriera in Olivetti, contribuendo allo sviluppo di tecnologie avanzate prima di trasferirsi negli Stati Uniti. In Intel ha guidato la realizzazione del primo microprocessore, aprendo la strada all’elettronica moderna. Fondatore di aziende come Zilog e Synaptics, ha contribuito allo sviluppo dei microcontrollori e delle interfacce uomo-macchina. Il suo percorso unisce ricerca e impresa, offrendo uno sguardo sulle trasformazioni tecnologiche e sul loro impatto economico e sociale, tra innovazione, industria e futuro digitale globale sostenibile e responsabile per la società contemporanea globale e interconnessa sempre più complessa (Imagoeconomica).

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